Sono ormai passati quasi due mesi dalla valanga di Oropa, che ha fatto purtroppo due vittime lo scorso 6 marzo..
Ho voluto lasciare passare un po’ di tempo prima di scrivere queste righe, per vari motivi…primo fra tutti il fatto che tra i coinvolti ci sono tre guide alpine, con una delle quali mi lega un rapporto di forte amicizia; non volevo essere accusato di effettuare una loro difesa ad oltranza soltanto per questo motivo…
E anche adesso, in questo mio post, non voglio assolutamente esprimere un giudizio su quanto è accaduto; la mia riflessione vuole essere un’altra, incentrata su quello che ho visto succedere nei giorni successivi all’incidente.
Onestamente sono rimasto letteralmente basito (e molto infastidito) dalla reazione che la maggior parte del mondo della montagna, sia i mass-media, ma soprattutto (perché dei primi si sa la totale incompetenza quando si parla di montagna…) da parte della gente che abitualmente frequenta le montagne, quelli che si dicono appassionati….
Nei giorni seguenti non ho fatto altro che leggere e sentire giudizi e sentenze sparati a secco da chiunque; a me in prima persona è capitato di parlare con alcune persone che ci tenevano a ribadirmi: “Io non l’avrei fatto…” – “Io non sarei sceso..” io qui, io là, tutti bravissimi ed esperti sci alpinisti con il senno del poi. Tra tutti il premio l’ha vinto sicuramente quello sci alpinista di Biella (non voglio fare nomi ma se legge si riconoscerà) che si è subito preoccupato nei giorni seguenti di mandare una lettera ad un giornale locale per sottolineare che il gruppo non era di sci alpinisti, che loro, gli sci alpinisti (tra cui ovviamente si include anche lui) sono ben diversi, loro non prendono gli impianti per le gite (a parte che vorrei vedere se questo signore nella sua vita di sci alpinista non ha mai preso un impianto prima di mettere le pelli…quando va al Breithorn parte sempre da Cervinia sci ai piedi?!…Ne dubito fortemente!): forse si è dimenticato che quello che invece lo accomuna alle persone coinvolte è un forte amore per la montagna e per le emozioni che sa regalare, e che in montagna il pericolo zero non esiste, sia tu uno sci alpinista, un alpinista, un free rider o che altro…e anzi, onestamente tutta questa differenza di categorie mi fa proprio ridere…per me l’unica grande categoria è quella degli amanti della montagna e della sua grandezza!
Lasciamo appunto stare tutta la marea di cavolate che è stata scritta dai giornali (“pericolo 4”quando invece la sola fonte attendibile per il pericolo valanghe, il bollettino AINEVA, dava 3 – “non si scende su un versante sud con quel caldo”…peccato che il versante fosse a nord alle dieci di mattino, che ogni sci alpinista sa essere un’ottima ora per la discesa! …ed altre amenità che ora vi risparmio…); quello su cui volevo mettere l’accento in queste righe è invece questa abitudine orribile che l’uomo ha di voler sempre e in ogni caso GIUDICARE il comportamento altrui quando c’è stata una disgrazia, questo voler parlare ed emettere sentenze anche senza essere stato presente sul luogo in quel momento, addirittura senza neanche conoscere (perché il 99% della gente che ha parlato non ci è mai scesa dalla nord del Monte Camino) la zona in cui è avvenuto il fatto!
Voglio essere chiaro: io non voglio difendere a spada tratta la mia categoria, non voglio dire “non ci sono colpe”, perchè io non lo so e non voglio neanche saperlo! Io non c’ero quel giorno, in quel posto e quindi non ho nessun mezzo per poter parlare ed esprimere un’opinione o un giudizio sull’accaduto….credo che solo chi era presente possa farlo. Siccome ho fatto per molti anni il rilevatore AINEVA per la stesura dei bollettini valanghe, posso dire con certezza che ogni pendio è una storia a sé, ogni pendio va giudicato in quel preciso momento, non un giorno prima o uno dopo, perché le condizioni della neve cambiano così velocemente che la maggior parte delle persone non se ne rende conto.
Quello che onestamente io mi sono detto, come guida e come sci alpinista, è stato: sono sicuro che se fossi stato io al loro posto non sarei sceso? Quante volte, chiunque pratichi lo sci alpinismo o il fuori pista, siamo scesi da un pendio a nord, con pericolo 3 (l’80% delle giornate in cui lavoro in inverno c’è questo grado di pericolo) su un pendio già tracciato (perché tra l’altro il pendio era tracciato sia in discesa che in salita!) alle dieci di mattino? Personalmente tantissime! E allora siamo sicuri che siamo tutti così bravi nel valutare le condizioni della neve? Tutti così esperti da dire “Io non sarei sceso!”?!
Personalmente credo che quello che ci vorrebbe in questi casi, quello che mi sarebbe piaciuto vedere come reazione generale dalla gente che tanto dice di amare la montagna, sarebbe stato un pò più di SILENZIO nel RISPETTO di chi non c’è più, e soprattutto dei suoi cari. Se ci sono responsabilità sarà la magistratura a stabilirlo; un po’ più di umiltà in tutte queste persone che sono così brave a sparare giudizi non farebbe male. Con le gambe sotto al tavolo siamo tutti bravi a parlare!
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